Se il portalettere butta la posta anziché consegnarla, il processo a Messina

Se il portalettere butta la posta anziché consegnarla, il processo a Messina

Alessandra Serio

Se il portalettere butta la posta anziché consegnarla, il processo a Messina

lunedì 13 Luglio 2026 - 18:01

7 anni dopo, sentenza vicina per i disservizi all'ufficio di via Olimpia. A che punto è il processo

Si avvicina la sentenza di primo grado per il caso della posta” sparita” dal centro di via Olimpia. Sette anni dopo le sospensioni di alcuni dipendenti e a 10 anni dai fatti, il processo approda alle fasi finali e si avvicina alla sentenza che, se il calendario sarà rispettato, arriverà prima della fine dell’anno.

Intanto l’Accusa ha formulato le richieste finali, sollecitando la condanna dei sei imputati. Secondo la Procura, infatti, i reati di interruzione di pubblico servizio e truffa aggravata, contestati a vario titolo, sono stati provati nel dibattimento. Ecco quindi quanto rischiano i tre funzionari e i portalettere per aver letteralmente “buttato” la posta, anziché consegnarla ai destinatari: 2 anni ed 8 mesi per Angela Cingari, allora direttrice dell’ufficio postale; stessa richiesta per il caposquadra Giuseppe Scarcella e per il portalettere Marco Ciraolo; 2 anni per l’ex vicedirettore Domenico Giacoppo, infine un anno per il caposquadra Alfio Chiarenza e per la portalettere Carmela Perrone. Si torna in aula il 2 ottobre per dare la parola ai difensori.

L’inchiesta della Squadra Mobile di Messina portò nel maggio 2019 alla sospensione di quattro persone. A far scattare gli accertamenti erano state le numerose segnalazioni da parte dei cittadini di disservizi tutti legati alla consegna della posta che veniva smistata nel centro di via Olimpia. Decine e decine i casi scoperti, tra il 2016 e il 2017, che venivano “coperti” compilando formalmente il modello 24B. In sostanza i portalettere attestavano che non era stato possibile reperire il destinatario, invece la consegna non era stata neppure tentata. Parte della posta non consegnata fu ritrovata nei locali di un rigattiere della zona centro sud. Fra gli indagati iniziali anche il portalettere e rappresentante sindacale Massimo Micari, che venne scagionato e ora siede tra le parti civili, assistito dall’avvocato Gianmarco Silvestro.

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