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Sequestro Caronte, tra rimpalli di competenze e richieste d’arresto negate

Alessandra Serio

Sequestro Caronte, tra rimpalli di competenze e richieste d’arresto negate

sabato 11 Gennaio 2020 - 07:30
Sequestro Caronte, tra rimpalli di competenze e richieste d’arresto negate

L'inchiesta nasce a Palermo dalla denuncia di un concorrente, viene poi trasmessa a Barcellona dove viene negato l'arresto degli indagati, infine a Messina dove la Procura "opta" per il sequestro dei traghetti

Ha preso il via nel 2016 l’indagine sfociata ieri nei sequestri dei tre traghetti della Caronte & Tourist Isole Minori. A condurre i primi accertamenti è stata la Procura di Palermo, dopo la denuncia di Francesco Fontana, titolare della Traghetti delle Isole Spa, rimasta esclusa dal bando regionale per il servizio di collegamento Trapani-Isole Egadi, aggiudicato dal dirigente regionale Dorotea Piazza alla NGI nel novembre 2015.

Fontana segnalò una serie di irregolarità sia nelle procedure di aggiudicazione che nell’effettivo possesso, da parte delle società e dei mezzi impiegati, dei requisiti necessari per espletare il servizio in gara.

I finanzieri di Palermo, acquisiti i primi atti e passati in rassegna gli incartamenti, da ragione all’imprenditore Fontana e deposita alla magistratura una informativa in cui si ipotizza il reato di truffa proprio in relazione al bando.

La procura di Palermo, però, manda tutto a Barcellona, dove secondo loro si sarebbe verificato il reato. Qui gli inquirenti, guidati dal procuratore capo Emanuele Crescenti, chiedono al Giudice per le indagini preliminari gli arresti domiciliari degli indagati. Per il Gip di Barcellona, però, la competenza è dei colleghi di Messina, dove è stata incassata l’ultima tranche di finanziamento pubblico concesso alla società armatrice per lo svolgimento del servizio.

E’ così che il fascicolo arriva sul tavolo del Procuratore Capo Maurizio De Lucia, che lo affida ai sostituti Antonio Carchietti e Roberto Conte. A inizio dicembre la Procura di Messina emette un decreto di sequestro, che restituisce al Gip non eseguito, chiedendo tre integrazioni dell’originale provvedimento. Il Gip è stavolta Salvatore Mastroeni, che integra la richiesta e provvede, col decreto eseguito ieri, tenendo conto anche delle informative successive a quelle iniziali della Finanza, depositate ad aprile 2018 e agosto 2019.

Durante le indagini successive, in particolare, i finanzieri hanno ascoltato il comandante della Capitaneria di Porto di Messina Nazareno Laganà (nella foto d’apertura) che aveva effettuato alcune ispezioni alla nave Pace, contestando l’assenza dei requisiti per le persone a mobilità ridotte e intimando gli adeguamenti alla società armatrice. La questione dell’idoneità o meno dei traghetti impiegati sulla tratta dalla società La Cava-Franza era finita, ha raccontato il comandante agli investigatori, anche sul tavolo del Ministero dei Trasporti. Ma i richiami della Capitaneria sarebbero rimasti inascoltati.

La nave Pace non era mai stata idonea al servizio. Come aveva potuto aggiudicarsi il bando, allora? Tramite certificazioni false presentate dalla NGI, dicono i finanzieri. Quando la Pace, per via dei rilievi della Capitaneria, è stata sostituita dagli altri due traghetti, la società armatrice ha però taciuto, scrive il giudice, che anche la Ulisse e la Caronte non erano idonee.

E’ così che il gip di Messina ha autorizzato il sequestro di beni , conti e titoli fino all’ammontare del finanziamento pubblico percepito, 3 milioni e mezzo di euro circa, in via prioritaria sui beni della Caronte Isole Minori. Se non si dovesse “arrivare al quantum”, ha autorizzato il sequestro a carico di Vincenzo Franza e Sergio La Cava. Il patrimonio individuato dai finanzieri, che hanno già posto i sigilli ai 3 traghetti, è affidato ai commercialisti Dario Megna e Gabriele Palazzotto.

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