Rescissione con l'impresa per i gravi ritardi sul cantiere di messa in sicurezza
Lavori consegnati il 26 gennaio 2026 con fine prevista il 14 maggio 2027. Ma è un obiettivo già irraggiungibile perché la messa in sicurezza del torrente Annunziata è ferma da tempo. Così il Comune di Messina ha disposto la risoluzione del contratto d’appalto. Il provvedimento è stato adottato dal Dipartimento Servizi Tecnici a causa “delle gravi inadempienze, dei ritardi ingiustificati e delle difformità nell’avvio delle opere riscontrate rispetto al cronoprogramma contrattuale”. Ora si apre la strada alla quantificazione dei danni e al riaffidamento dell’intervento.
Le criticità dell’alveo e gli interventi previsti nel progetto
L’intervento riguarda un tratto di circa 760 metri compreso tra l’incrocio di via Antonino Agostino a monte e vico Marò a valle, ad una quota tra gli 82 e i 38 metri sul livello del mare. Attualmente l’alveo si presenta ampiamente cementato ma gravemente degradato: in più punti il massetto di fondo e la cavità centrale mostrano lesioni profonde o risultano del tutto scalzati e asportati dalla forza delle piene meteoriche, minacciando la stabilità della sede stradale e dei fabbricati circostanti. Il progetto esecutivo, redatto dalla società AB2 Engineering Progettazioni e Costruzioni S.r.l. e validato dalle strutture tecniche comunali, stabilisce una serie di lavorazioni chiave per il ripristino dell’officiosità idraulica. Operazioni che comprendono l’asportazione e la pulizia dei detriti alluvionali accumulati lungo l’alveo e nei tratti coperti tra la circonvallazione e viale Libertà, la realizzazione di una rampa di accesso provvisoria a monte per i mezzi d’opera integrata da interventi di contenimento in gabbioni metallici, la ricostruzione della sezione di fondo tramite il taglio e il rifacimento della cavità centrale previo posizionamento di cordoli longitudinali e travi catene in cemento armato. Il progetto prevede inoltre la posa di un doppio strato costituito da un massetto in calcestruzzo armato con doppia rete elettrosaldata e da un rivestimento in conglomerato ciclopico con pietrame lavico o calcareo, oltre al risanamento delle briglie esistenti mediante calcestruzzo impermeabilizzato e al trattamento del copriferro degradato lungo i muri di sostegno stradali con malte tixotropiche antiritiro e trattamenti passivanti.
Ma, come detto, di tutti questi lavori finora ben poco è stato fatto.
L’iter di gara
L’appalto era stato aggiudicato al Consorzio Stabile F2B S.c. a r.l., con la designazione della ditta esecutrice Intea S.r.l., grazie a un ribasso offerto del 31,9499 % che aveva fissato l’importo contrattuale netto a circa 1,94 milioni di euro oltre Iva, prevedendo una durata complessiva dei lavori stimata in 480 giorni naturali e consecutivi dal verbale di consegna. Il quadro economico ridefinito post-gara ha evidenziato consistenti economie da ribasso, pari a circa 847mila euro, destinate a rimanere nella disponibilità dell’amministrazione per le somme complementari.
Che succede adesso?
La decisione di applicare l’articolo 122 del Codice dei Contratti Pubblici è giunta a seguito delle contestazioni formalizzate dalla Direzione dei Lavori e dal responsabile unico del procedimento, architetto Angelo Vitello, e della successiva valutazione delle controdeduzioni. Il provvedimento apre ora una serie di adempimenti tecnici e gestionali obbligatori prima di poter procedere al riaffidamento dell’opera. La Direzione dei Lavori dovrà infatti fare la redazione dello stato di consistenza per rilevare il dettaglio delle opere eseguite e dei materiali presenti in cantiere, predisporre il verbale di accertamento e collaudo, ingiungere lo sgombero delle attrezzature e avviare l’escussione delle garanzie fideiussorie a tutela del Comune. Poi l’amministrazione dovrà riorganizzare le risorse del quadro economico per scorrere la graduatoria di gara o indire una nuova procedura d’appalto per il completamento della messa in sicurezza.

