Buon voto nella città smarrita, tra negozi chiusi e uno Stretto da brividi - Tempostretto

Buon voto nella città smarrita, tra negozi chiusi e uno Stretto da brividi

Marco Olivieri

Buon voto nella città smarrita, tra negozi chiusi e uno Stretto da brividi

domenica 25 Settembre 2022 - 09:12

Quale futuro per Messina e per le realtà territoriali della Città metropolitana?

MESSINA – Il contrasto tra la bellezza dello Stretto e una città depressa colpisce subito il visitatore. I continui cartelli “affittasi” o “vendesi” sono una sorta di Via Crucis per chi visita il centro. Qual è lo stato d’animo di chi vive a Messina, o nelle altre zone della Città metropolitana, nel giorno delle elezioni politiche e regionali? Votiamo e intanto pensiamo alle infrastrutture fatiscenti, al mare negato, al turismo “mordi e fuggi” privo di solidità, all’economia che non c’è, ai servizi insufficienti, alle scelte urbanistiche scellerate dal “libera tutti” dagli anni Sessanta in poi. Il “sacco di Messina”: lo potremmo definire così, al pari del boom edilizio senza regole avvenuto a Palermo dagli anni Cinquanta.

In contrasto con uno scenario che fa di Messina una realtà depressa, debolissima sul piano produttivo e occupazionale, la forza evocativa dello Stretto ci indica prospettive alternative. La necessità di utilizzare il mare non come via di fuga ma elemento centrale di un riscatto possibile economico e simbolico. Che lo si valorizzi, questo mare, facendo sì che i messinesi possano godere di questa vicinanza reale e densa di suggestioni. Ma di questo torneremo a parlare. Oggi si vota e prevale un misto di sospensione e scetticismo.

L’incognita astensionismo nella città distratta dai propri problemi

Che tipo di città è quella attraversata in modo fugace da alcuni leader nazionali durante questa anomala campagna elettorale? Una campagna elettorale tra un ombrellone e una crema contro le scottature, un pedalò e un veloce incontro a Messina, con la sensazione che questa sia solo una città di passaggio. Una meta da raggiungere “stupendosi” che le autostrade siano ridotte male e che tutto richieda tempi non degni di una città “porta del Mediterraneo”, come si usa dire.

E allora che fare oggi, mentre il cosiddetto caro bollette impazza, la crisi economica internazionale acuisce l’agonia cittadina e chi amministra si trova a doversi confrontare con antiche macerie? In questo clima l’incognita astensionismo, a livello regionale e nazionale, non è di secondo piano, considerate le ultime esperienze, come le amministrative, dove ha votato qui il 55,64% degli aventi diritto.

Basta comitati elettorali usa e getta e ricordiamo il monito di Italo Calvino

Sarebbe bene che partiti e classi dirigenti archiviassero l’era dei comitati elettorali usa e getta: il tempo della campagna per il voto per poi tornare a chiudere le sedi e congedarsi dall’impegno. Si dovrebbe dialogare con le persone nelle sezioni, non bastano i social, in sedi operative presenti in ogni zona del territorio. Nel frattempo, l’invito è a votare con senso di responsabilità, interrogando la propria coscienza e lasciando stare le vecchie e ormai mortifere logiche clientelari.

Il tappo è saltato, il tempo delle facili promesse è passato, e solo una seria progettualità ci potrà salvare. Pensiamo a quanto ricco di varietà sia il nostro territorio metropolitano, a quanto dovrebbe essere naturale rafforzarne le connessioni e “fare squadra” con Reggio in uno Stretto da aprire alla bellezza e a idee nuove.

Questa citazione, a volte abusata, di Italo Calvino, da “Le città invisibili”, dovrebbe diventare un manifesto politico e culturale per le nostre realtà, così stanche e depauperate: “Cercare e saper riconoscere chi e che cosa in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.

Buon voto a tutte e a tutti.

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5 commenti

  1. Finiamola di lamentarci, pensiamo in positivo e, se proprio vogliamo continuare a fare gli gnorri, guardiamo cosa stanno facendo in Russia, in Iran, in Afghanistan, in Nigeria…

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  2. Penso che ci sia gente che sotto sotto si auguri che in questa nostra città non cambi mai nulla, in modo da avere un valido motivo per poter continuare a lamentarsi…

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  3. Lo Stretto ha una sua identità, comune alle due sponde. Le due province dello Stretto fino a pochi anni fa, contavano oltre 1.500.000 di abitanti, oggi ridotti a 1.300.000. Le regioni hanno drammaticamente isolato lo Stretto, spogliato dei suoi uffici, delle dirigenze, dei comandi militari e di polizia. L’unica soluzione è creare la regione dello Stretto di Messina, oppure due province autonome, come Trento e Bolzano. Messina vede Reggio e Reggio vede Messina, unite da una bellissima manciata di km, lo Stretto. Palermo, Trapani, sono a centinaia di km, così come Cosenza e Catanzaro, troppo lontani, non hanno alcun interesse per l’area dello Stretto, anzi, portano sul loro territorio finanziamenti e strutture, Messina è isolata in Sicilia, Reggio è isolata in Calabria. Ogni giorno tanti pendolari si spostano tra Reggio e Messina, per lavoro, studio, visite mediche ect. Qualsiasi struttura realizzata a Reggio o a Messina serve tutta l’area dello Stretto. Una regione dello Stretto è fondamentale per un territorio che è fisicamente tra Sicilia e Calabria, e viene gestito a metà come periferia di queste regioni.

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  4. Finanziamenti, strutture, investimenti, sviluppo economico, e tante altre cose belle da augurarsi. Ma chi si augura che tali cose possano sopraggiungere di pari passo ad una crescita civile e culturale della popolazione? Nessuno ne parla. L’aspetto economico-occupazionale ha il monopolio su quello civico e culturale. Ma le due cose non possono esistere (o almeno non dovrebbero) esistere separatamente. Se non vi è civiltà e cultura i soldi fanno molto più male che la ristrettezza economica. Gli ignoranti arricchiti sono il peggior disastro che una società possa augurarsi.

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  5. Se Messina si trova così in basso la colpa è soltanto di noi Messinesi che abbiamo permesso ai signori “pseudo politici” di portarla a questo stato. Purtroppo da anni parliamo di questo, di quello, ma quando andiamo a votare basta un pezzo di pane per cambiare tutto. Questa purtroppo è la meschina realtà, questa è la nostra cultura, chi ci ha amministrato x anni conosce bene i suoi polli. Povera Messina!!!!

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