Quattro rinvii a giudizio e conclusione dell’indagine per altre nove persone. Così si è pronunciato oggi il guo Maria Teresa Arena nell’udienza preliminare dell’inchiesta sui rapporti tra il Comune di Taormina e la società Messinambiente, che gestiva la raccolta dei rifiuti. Agli imputati erano contestate le ipotesi di reato di abuso d’ufficio e falso nelle pubbliche forniture. Il gup ha rinviato a giudizio l’attuale presidente di Messinambiente, Antonino Dalmazio, l’ex dirigente Gaetano Fornaia, Antonino Miloro e Claudio Sindoni, allora esponenti del cda della società. Dovranno presentarsi davanti al giudice monocratico il 29 ottobre prossimo. Dichiarato il non luogo a procedere perché l’azione penale non poteva essere esercitata per l’ex sindaco Mario Bolognari, per i componenti della sua Giunta Francesco Trifiletti, Claudio Ambrogetti, Alfio Mangano, Andrea Raneri, Francesca Gullotta e Santo Starrantino. Non doversi procedere per prescrizione per i membri del cda di Messinambiente, Claudio Sindoni, Antonino Miloro, Giovanni Coco ed Antonio Conti.
L’inchiesta era nata da una delibera in base alla quale l’amministrazione comunale di Taormina concedeva il servizio di igiene ambientale con affidamento diretto a Messinambiente senza che il Comune detenesse il controllo finanziario della società. Alla società che gestisce il servizio di raccolta vengono contestate l’omissione di servizi di pulizia, aver percepito 7.199 euro l’anno dal Comune per indumenti di operatori ecologici che in realtà non furono mai utilizzati, il costo degli stipendi di 41 operai sui 36 che effettivamente venivano utilizzati sulla strada per un danno stimato in 158 mila euro l’anno.

