Hyerace: "Il trasformismo di De Luca è incompatibile con i valori del Pd"

Hyerace: “Il trasformismo di De Luca è incompatibile con i valori del Pd”

Autore Esterno

Hyerace: “Il trasformismo di De Luca è incompatibile con i valori del Pd”

lunedì 11 Maggio 2026 - 07:00

Il segretario del Pd di Messina boccia il "sistema di potere deluchiano", rispondendo all'analisi dell'editore Trimarchi. Il tema è la possibile alleanza dem-ScN alle regionali

MESSINA – Dal segretario provinciale del Partito democratico, Armando Hyerace, riceviamo e pubblichiamo in risposta a un’analisi firmata dall’editore Pippo Trimarchi.

Gentile Direttore,

ho letto con attenzione l’articolo sulle future elezioni regionali e sull’ipotesi di un’alleanza del centrosinistra con il movimento di Cateno De Luca, ventilata anche da autorevoli esponenti regionali del nostro partito.

“Il nostro è un giudizio sul modello politico che De Luca rappresenta e sul suo sistema di potere”

Ritengo però necessario chiarire la posizione del Partito Democratico messinese, che dall’articolo appare quasi isolata o dettata da pregiudizi personali. E non è così. Partiamo da un punto essenziale: nessuno pensa che il tema delle alleanze politiche, soprattutto in funzione alternativa alla destra, possa essere affrontato sul terreno delle simpatie o delle antipatie personali. Sarebbe un errore politico e culturale. Le valutazioni che il Pd di Messina esprime su De Luca e sul suo sistema politico non nascono da una lettura astratta o preconcetta, ma da un’esperienza concreta maturata in questi anni nella città di Messina, osservando direttamente metodi, scelte amministrative e modalità di gestione del potere.

Per questa ragione, ridurre tutto ai modi spesso grevi e sopra le righe utilizzati da De Luca sarebbe persino riduttivo. Certo, linguaggio e stile contano in politica. Ma il punto vero è un altro: il modello politico che rappresenta e il sistema di potere che ha costruito. Viviamo certamente una fase di emergenza democratica e sociale, tanto a livello regionale quanto nazionale. Ma sarebbe ipocrita non riconoscere che una parte della crisi della politica riguarda anche noi e gli errori compiuti dal centrosinistra in questi anni. Troppe volte si sono inseguite scorciatoie tattiche, alleanze ambigue e operazioni prive di chiarezza politica, contribuendo ad allontanare elettori e militanti e alimentando sfiducia e astensionismo.

Per questo oggi al Pd non è chiesta l’ennesima sommatoria elettorale costruita solo per tentare di vincere. La domanda vera è: vincere per fare cosa? Con quale idea di società, con quale visione delle istituzioni, con quale cultura democratica? Ed è proprio qui che emerge l’incompatibilità politica e culturale con Cateno De Luca.

“Il Pd si fonda sulla coerenza politica, da De Luca continui trasformismi”

In oltre vent’anni di attività pubblica, De Luca ha costruito il proprio consenso attraverso trasformismi continui, personalizzazione estrema della leadership, alleanze variabili e una comunicazione fondata sul conflitto permanente. Si è definito alternativamente civico, autonomista, anti-sistema, meridionalista, salvo poi dialogare e allearsi di volta in volta con mondi politici opposti tra loro: dall’autonomismo siciliano agli ambienti federalisti del Nord, fino a interlocuzioni trasversali con pezzi del centrodestra e del populismo più estremo.

Anche sui grandi temi le sue posizioni sono risultate spesso oscillanti e contraddittorie: dal ponte sullo Stretto (rispetto al quale in otto anni ha cambiato posizione più volte) al rapporto con l’Europa, fino alle relazioni con il governo Schifani, passato nel giro di pochi mesi dall’essere definito “banda bassotti” a diventare improvvisamente interlocutore autorevole e quasi “padre nobile”. Oggi, siamo forse tornati alla prima fase…forse…

Questa non è duttilità politica. È trasformismo permanente. Ed è un metodo incompatibile con una forza come il Pd, che dovrebbe fondarsi su coerenza politica, credibilità istituzionale e affidabilità.

Difficile, inoltre, definire “progressista” un progetto politico che negli anni ha costruito alleanze e riferimenti in tutte le direzioni possibili, fino ad arrivare alla lista “Libertà” alle ultime europee, dentro la quale convivevano sovranisti, populisti, ex leghisti, Italexit e forze apertamente euroscettiche. Una miscela politica nata non da una visione comune, ma esclusivamente dalla logica del contenitore elettorale.

“A Messina un sistema politico personalistico e sovrapposizione tra gestione amministrativa, controllo del consenso e partecipate”

Ma il punto più grave riguarda il modello di potere costruito a Messina in questi anni.

Il Pd messinese vede con forte preoccupazione la costruzione progressiva di un sistema sempre più pervasivo, fondato sulla sovrapposizione tra gestione amministrativa, controllo del consenso, partecipate, incarichi pubblici, organismi di garanzia, candidature politiche e reti di fedeltà personale.

Non siamo davanti a un semplice movimento civico. Siamo davanti a un sistema politico personalistico che tende a occupare ogni spazio possibile della vita amministrativa e pubblica cittadina, trasformando spesso il consenso in dipendenza politica e la gestione del potere in uno strumento permanente di fidelizzazione.

Così come non può essere ignorata la proliferazione incontrollata delle liste elettorali: un partito diventato quattordici, in una frammentazione che non rappresenta pluralismo democratico ma una costruzione metodica del consenso attraverso reti personali e controllo capillare del territorio.

Anche sul piano sociale e amministrativo serve smontare una narrazione ormai diventata propaganda permanente. Nessuno nega che esistano interventi importanti o questioni affrontate dopo anni di immobilismo. Ma amministrare l’ordinario è un dovere, non un elemento sufficiente per sospendere il giudizio politico complessivo.

Lo stesso tema dello sbaraccamento, che rappresenta una ferita storica della città, non può essere trasformato in uno strumento di costruzione del consenso personale. Serve accompagnamento sociale, costruzione di comunità, tutela delle fragilità. Dare una casa è fondamentale; utilizzare quel bisogno per consolidare consenso politico è altra cosa. E la lista “Mai più baracche” alle amministrative del 2022 resta, da questo punto di vista, un fatto politico evidente.

È inoltre giusto ricordare che la legge nazionale sul risanamento fu approvata grazie al lavoro del governo giallorosso e al contributo determinante del Partito Democratico. Non fu il risultato dell’azione salvifica di un uomo solo al comando, come troppo spesso si vuole raccontare.

Nel frattempo, dietro la narrazione del “modello Messina”, la città continua a registrare profonde diseguaglianze sociali. In questi anni la distanza tra chi dispone di relazioni, potere e accesso alle opportunità e chi invece resta ai margini si è ampliata. Ed è un tema che non può essere nascosto dietro una comunicazione aggressiva e permanente.

Anche il percorso politico dello stesso De Luca conferma la fragilità di questo modello. Nonostante il forte consenso personale costruito mediaticamente, il suo progetto politico ha progressivamente perso pezzi, fino all’abbandono di gran parte degli eletti conquistati alle ultime regionali. Oggi il suo movimento appare sempre più ristretto a una dimensione prevalentemente messinese e totalmente dipendente dalla figura del leader.

“I limiti deluchiani di un modello politico fondato sul personalismo”

Del resto, è lo stesso De Luca a confermare implicitamente questo limite quando arriva a commissionare sondaggi per capire se, durante la campagna elettorale, debba o meno farsi da parte. Una domanda del genere racconta più di molte analisi: se un movimento ha bisogno di misurare quanto il suo leader sia ancora indispensabile o ingombrante, significa che non ha costruito una classe dirigente autonoma, riconoscibile e credibile. Significa che tutto continua a ruotare attorno a una sola persona.

Ed è proprio questa la conferma del limite strutturale di un sistema fondato sul personalismo: costruisce consenso attorno al capo, ma non costruisce una classe dirigente autonoma, una comunità politica stabile o una visione duratura. Dopo oltre vent’anni di carriera politica, De Luca ha costruito soprattutto sé stesso, non un progetto collettivo capace di reggere oltre la sua persona.

La linea provinciale del Pd messinese è chiara: “Mai con De Luca e con Sud chiama Nord”

Per queste ragioni la posizione del Pd messinese non è personale, ma profondamente politica. È una linea che il partito ha espresso chiaramente anche nel congresso provinciale, dove entrambe le mozioni escludevano accordi con De Luca e con il suo sistema politico. Ed è una posizione che ha trovato attenzione e ascolto anche a livello nazionale, come confermato dalle parole dell’onorevole Giuseppe Provenzano.

Per usare una metafora cara alla storia messinese, non ci sentiamo “giapponesi nella foresta”, come ci ha definito De Luca, ma piuttosto un po’ come Dina e Clarenza: consapevoli che chi vive quotidianamente una realtà spesso riesce a scorgerne prima degli altri limiti, contraddizioni e rischi.

Noi continuiamo a pensare che la politica debba avere il coraggio della coerenza e della chiarezza, anche quando appaiono meno convenienti nel breve periodo. Perché costruire un’alternativa credibile alla destra non significa sommare sigle o inseguire scorciatoie elettorali, ma offrire ai cittadini un progetto politico serio, riconoscibile e affidabile.

Armando Hyerace

Un commento

  1. Chi ha a cuore il senso della democrazia e della rinascita di Messina non può non sottoscrivere quanto espresso dal segretario provinciale.

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