Il Comune di Messina ha avviato la procedura che condurrà all'elaborazione del nuovo strumento di programmazione urbanistica che ha sostituito il PRG.
MESSINA – Nel mese di febbraio scorso, la Giunta comunale di Messina guidata da Federico Basile, su proposta dell’assessore all’Urbanistica Salvatore Mondello, ha approvato l’atto di indirizzo in cui vengono definite le direttive generali per la formazione del Piano urbanistico generale (Pug). Il documento, previsto dalla Legge Urbanistica Regionale siciliana n. 19 del 2020, è un atto politico con il quale l’amministrazione definisce le strategie, gli obiettivi e le finalità generali con cui intende redigere il nuovo strumento urbanistico, che normativamente ha preso il posto del Piano regolatore generale (Prg).
Abbiamo voluto richiamare proprio adesso l’attenzione sull’importante provvedimento programmatorio assunto dalla Giunta Basile, con la speranza che il confronto in atto per le elezioni amministrative del 25 e 26 maggio 2026, tenga conto di una tematica che consideriamo di fondamentale rilevanza per le prospettive della nostra amata, amatissima città.
Il punto di partenza: una città ricca di risorse da valorizzare ma con criticità strutturali da superare
Prima di tracciare il futuro, l’atto di indirizzo fa i conti con il presente. L’analisi allegata al documento dipinge una città con grandi potenzialità. Posizione strategica nel Mediterraneo, paesaggi straordinari, un porto tra i più attivi d’Italia, un’università, un patrimonio storico e naturale di prim’ordine sono opportunità che possono determinare occasioni di sviluppo.
Non mancano tuttavia criticità serie e radicate. Su tutte: il calo demografico (-8,9% nell’ultimo decennio, con soli 221.011 abitanti al 31 dicembre 2024), il dissesto idrogeologico che rende fragili interi quartieri, la scarsa dotazione di verde urbano (appena 6,3 mq per abitante, sotto la soglia minima di legge), la sconnessione tra il mare e il centro città, e una periferia che merita attenzione.
Scelte urbanistiche orientate allo sviluppo sostenibile
Nell’atto di indirizzo, l’amministrazione Basile parte da una convinzione chiara: “Il Pug dovrà conformarsi, alla risoluzione contenuta nell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile emanata dalle Nazioni Unite nel settembre del 2015”. Conseguentemente la città di Messina dovrà “uniformare il proprio sviluppo assumendo come prioritaria la garanzia dell’accesso all’alloggio e a servizi di base adeguati e sicuri per tutti i suoi cittadini, oltreché a sistemi di trasporto sostenibili, aumentando l’offerta dei mezzi pubblici, in particolare per le fasce più deboli e impegnandosi a fornire la dotazione e l’accesso diffuso a spazi verdi pubblici sicuri, inclusivi ed accessibili”.
Il documento proposto dall’assessore Mondello si sofferma poi sui presupposti di crescita: “Oggi la città è pronta ad elaborare un nuovo modello di sviluppo economico che le restituisca un’identità ed un ruolo, riuscendo a superare la marginalità e fragilità del suo sistema sociale, promuovendo un’economia più efficiente e competitiva, basata sulla ricerca e l’innovazione tecnologica, con particolare attenzione alle energie alternative, alla bioedilizia, alla mobilità sostenibile, alla produzione e trasformazione agricola, alla sicurezza e tutela dell’ambiente, alla sanità, ai settori innovativi, nell’intento di favorire proficue relazioni tra il mondo della ricerca e dell’imprenditoria, attraverso l’incubazione di nuove imprese, la costituzione di start-up innovative, la creazione di laboratori specializzati e di centri di alta formazione”.
La risorsa mare grande volano di crescita
Per troppo tempo Messina ha voltato le spalle al suo magnifico e fecondo mare. Scelta sciagurata a cui sottrarsi con decisione. L’atto di indirizzo per il Pug così si esprime a questo proposito: “L’economia del mare, con il trasporto marittimo, gli alloggi, la ristorazione e le attività ricreative connesse alla fruizione del mare, le filiere ittica e della cantieristica navale, costituiscono un’area di sviluppo significativo per il territorio”.
La cornice progettuale del Pug
Secondo l’atto di indirizzo, il Piano urbanistico generale piano dovrà articolarsi attorno a quattro grandi assi di intervento.
1. Il paesaggio e la natura al centro. Messina ha oltre il 70% del territorio comunale sottoposto a vincoli ambientali. Anziché subirli come un limite, bisogna trasformarli in risorsa. Boschi, fiumare, laghi, coste: tutto questo patrimonio dovrà essere tutelato, valorizzato e reso fruibile. Si punta al rimboschimento, al recupero delle aree agricole abbandonate (agrumeti e noccioleti in testa), alla creazione di percorsi ciclopedonali lungo entrambe le coste e alla messa in sicurezza dei versanti a rischio frana. Molto interessante, poi, l’intenzione di procedere al “recupero del patrimonio esistente sui Monti Peloritani, fatto di vecchie costruzioni in parte in stato di abbandono, al fine di renderlo nuovamente disponibile per la collettività ripristinando, al contempo, i sentieri storici di collegamento dei forti umbertini, per essere concessi poi ad associazioni sportive, culturali ed aziende di giovani e start-up per attività connesse alla
fruizione della montagna”.
L’atto di indirizzo propone, inoltre, “di realizzare un sistema di orti urbani nelle aree di frangia fra i tessuti urbanizzati e il territorio agricolo attraverso la realizzazione di parchi agricoli finalizzati sia a garantire una migliore qualità ambientale e paesaggistica, sia a promuovere un rapporto diretto fra i piccoli produttori ed i consumatori, i cosiddetti mercati a chilometro zero”.
Va, poi, sostenuto lo sviluppo di “attività agricole tradizionali di pregio (limone Interdonato, Faro doc, Nerello Mascalese) e del turismo rurale ed enogastronomico“.
2. Stop al consumo di suolo: si rigenera ciò che esiste. È forse la scelta più netta dell’intero documento. La Legge Urbanistica regionale fissa un tetto del 10% per il consumo di nuovo suolo, e il PUG lo recepisce nella sua logica di fondo: non si costruisce nuovo, si recupera l’esistente. Quartieri degradati, baraccopoli, caserme dismesse, edifici militari abbandonati, aree ferroviarie inutilizzate: tutto questo diventa materia prima per la rinascita urbana. Già avviati in questa direzione il Piano Città degli immobili pubblici (20 beni statali da riconvertire), il Piau ( (Piano Innovativo in Ambito Urbano) per il waterfront, e i cantieri per lo sbaraccamento. Da ricordare anche l’inizio dei lavori per la demolizione dell’ex Caserma Nervesa che darà luogo alla costruzione di cento nuove case.
3. Infrastrutture integrate e mobilità sostenibile. La città del futuro si muove su tram, bici e treni, non solo su auto. A questo proposito il Pug recepirà il Piano della Mobilità Sostenibile (Pums) puntando su: potenziamento della Metroferrovia, completamento della ciclopista costiera da Giampilieri a Capo Peloro, miglioramento dei collegamenti con i villaggi collinari, e realizzazione della “metropolitana del mare” che colleghi Capo Peloro al centro città e a Tremestieri. Grande attenzione anche ai due porti: il porto storico orientato al turismo e alle crociere; Tremestieri dedicato al traffico merci e ai traghetti.
La visione strategica che la Giunta intende applicare al Pug comprende anche l’idea di riconvertire la ferrovia dismessa Messina-Palermo come parco lineare e nuovo tracciato ciclopedonale anche per la valorizzazione turistica e culturale dei paesaggi costieri, collinari e montani attraversati e degli edifici speciali dismessi intercettati (a partire dai nuclei storici di Camaro e Gesso e dal Forte Gonzaga), dentro la prospettiva di costruzione di un ampio “ring ciclopedonale” integrato alla linea di costa. Le gallerie, gli spazi e i manufatti dismessi andrebbero utilizzati anche per usi culturali, espositivi e del tempo libero.”
4. Turismo, cultura e attrattività. Messina ha accolto nel 2024 oltre 617.000 crocieristi, ma la maggior parte riparte senza fermarsi in città. La Giunta Basile intende invertire questa tendenza puntando su un sistema integrato di offerta culturale e turistica: il futuro museo Maxxi nelle iconiche Torri Morandi di Capo Peloro, il recupero del sistema dei forti umbertini, la valorizzazione del waterfront, la creazione di un distretto della creatività artistica e dell’innovazione a Capo Peloro, e la Casa Museo dedicata ad Antonello da Messina.
La valorizzazione dei villaggi
Nel territorio dei villaggi, al 31/12/2024 risultavano insediati poco più di 51.000 abitanti, di cui 21.070 nei villaggi collinari e costieri della zona sud corrispondenti al territorio della Prima Circoscrizione, 30.011 nella Sesta Circoscrizione corrispondente alla parte nord della città, sia sulla costa che nell’area collinare: un sistema insediativo che interessa poco più di un quarto della popolazione comunale registrata nello stesso anno pari a 221.011 abitanti.
“Obiettivo del Pug – recita l’atto di indirizzo – dovrà essere quello di salvaguardare il valore tradizionale dei villaggi, in primo luogo in termini di rispetto del loro essere comunità locali, con un forte spirito identitario e radicate tradizioni culturali, evitando che essi si trasformino, come purtroppo avvenuto in questi anni, in anonime appendici periferiche del centro urbano”.
“Ciò significa che occorrerà tutelare il loro complessivo carattere paesaggistico insediativo, salvaguardando gli spazi pubblici identitari, gli edifici di pregio e le tradizioni esistenti, con opportune misure e incentivi recuperando il patrimonio architettonico rurale e sviluppando le attività economiche compatibili con il territorio stesso, prevedendo servizi pubblici tali da consentire agli abitanti di ciascun villaggio, o di villaggi ben collegati o vicini, un’autonomia funzionale e sociale”.
Città 15 minuti
“La riconnessione fisica e simbolica dei villaggi al centro città – si legge nell’atto di indirizzo – non può prescindere da considerazioni sul concetto di “Città 15 minuti” teorizzata da Carlos Moreno, proponendo una nuova concezione di prossimità all’interno delle città, orientata allo sviluppo sostenibile. Il cambio di paradigma è forte: si passa dal voler collegare i punti nodali della città, dislocati nei vari quartieri, nel modo più rapido ed efficiente possibile, a un modello di quartiere dove sono soddisfatte le necessità di vita, dal lavoro allo studio e allo svago con uno spostamento massimo di 15 minuti dalla propria abitazione, raggiungibili a piedi o in bicicletta. Si garantirebbe così la presenza di servizi e strutture di qualità all’interno di ogni quadrante territoriale, ottimizzandone i caratteri identitari e contribuendo a ridurre le distanze tra centro e periferia”.
Il Ponte sullo Stretto: opportunità e rischi da gestire
Il documento dedica ampio spazio al Ponte sullo Stretto. Nelle intenzioni del governo l’opera dovrebbe portare nuova accessibilità, investimenti e sviluppo economico. Ma per Messina la possibile realizzazione della mastodontica opera significherà anche anni di cantieri con ricadute pesanti su mobilità, ambiente e qualità della vita. Il Pug dovrà regolare l’uso delle aree di stoccaggio, gestire la forte domanda d’acqua durante i lavori, mitigare la svalutazione immobiliare nelle zone interessate ai lavori e impedire che le maestranze si insedino in nuovi villaggi che consumino ulteriore suolo.
Una città che si pianifica con i cittadini
Un elemento che percorre tutto il documento è la partecipazione pubblica. La legge regionale la rende obbligatoria: forum aperti, Urban Center, dibattiti pubblici. I cittadini non sono destinatari passivi del piano, ma co-protagonisti della sua costruzione.
Tra le innovazioni previste c’è anche il Gemello Digitale Urbano: una replica virtuale della città, alimentata da dati in tempo reale, che permetterà di simulare scenari di sviluppo, gestire i servizi pubblici in modo più efficiente e coinvolgere i cittadini nelle decisioni urbanistiche. Uno strumento già finanziato nell’ambito del programma europeo PN Metro Plus 2021-2027.
In sintesi: Messina si è data un’ambizione chiara. Non una città che si espande, ma una città che si cura, che recupera ciò che ha, che guarda al mare che la circonda come a una risorsa e non come a uno sfondo. Ora la parola passa ai tecnici, agli architetti, ai cittadini — e alla capacità dell’amministrazione cittadina di trasformare le buone intenzioni in realtà concreta.
