A marzo scorso scattarono i domiciliari per il sindaco Bruno Miliadò e altri
No al ricorso della Procura che chiedeva il ripristino delle misure cautelari. E’ questa la decisione della Corte di Cassazione nell’ambito dell’inchiesta false residenze a Forza d’Agrò. Il 23 aprile scorso il Tribunale della Libertà di Messina aveva revocato le misure disposte dal giudice per le indagini preliminari per il sindaco Bruno Miliadò che era andato ai domiciliari, per il capogruppo di maggioranza Emanuele Di Cara, l’ispettrice capo della Polizia locale Carmela Bartolone, l’ausiliario del traffico Carmelo La Rocca e il consigliere di maggioranza Pippo Bondì, che aveva l’obbligo di firma.
Forza d’Agrò, il caso in Cazzazione
La Procura di Messina aveva chiesto alla Suprema Corte di rivedere quella ordinanza di revoca e i giudici del Palazzaccio, dopo aver ascoltato anche i difensori, gli avvocati Tommaso Autru Ryolo, Francesco Gazzara, Bonaventura Candido, Corrado Rizzo, Fabio Di Cara, Massimo Brigandì e Renzo Briguglio, ha deciso diversamente, confermando la valutazione dei giudici del Riesame. Nessuna misura cautelare sarà quindi ripristinata.
False residenze, perché erano cadute le misure cautelari
Il Riesame di Messina (presidente Vermiglio) non ha trovato i riscontri all’accusa di associazione per il fondamento delle esigenze cautelari ed ha parlato di “quadro indiziario lacunoso”. “La circostanza che gli ispettori Orazio Maccarrone e Carmela Bartolone si siano presentati dai Carabinieri per denunciare la gestione delle pratiche di residenza direttamente dal sindaco risulta eccezionalmente sintomatica dell’assenza di un comune programma delittuoso e di stretti legami fiduciari tra Miliadò e gli agenti accertatori”, ha scritto tra le altre cose il Riesame.
L’indagine sul caso Forza d’Agrò
La Procura di Messina ipotizza i reati di associazione a delinquere finalizzata al falso in atto pubblico. Il sospetto è che l’esito delle elezioni del 2024, vinte da Miliadò con 40 voti di scarto, sia stato falsato dal dato relativo ad alcuni cambi di residenza effettuati appositamente. Su 96 richieste di cambio di residenza esaminate, quasi 60 sono risultate irregolari, alla verifica dei Carabinieri. I cinque arresti erano scattati il primo aprile scorso. Complessivamente sono 65 le persone indagate.

