Nuovo studio sismico sullo Stretto e "il sistema di faglie attive", Tozzi polemizza sul ponte

Nuovo studio sismico sullo Stretto e “il sistema di faglie attive”, Tozzi polemizza sul ponte

Marco Olivieri

Nuovo studio sismico sullo Stretto e “il sistema di faglie attive”, Tozzi polemizza sul ponte

Tag:

mercoledì 18 Febbraio 2026 - 07:00

Prendendo spunto dalla ricerca Ingv, il geologo invita ad approfondire "la parte geofisica dell'intero progetto, accogliendo l'appello di Doglioni"

“Nuove ricerche svelano la complessità geologica dello Stretto di Messina. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista internazionale Tectonophysics e condotto da un gruppo di ricercatori dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) e di alcune università italiane ed europee, offre oggi una visione più chiara e completa della struttura geologica dello Stretto. Lo studio, dal titolo “Structural development and seismogenesis in the Messina Straits revealed by stress/strain pattern above the edge of the Calabrian slab”, integra dati sismologici e geofisici marini, e analizza oltre 2.400 terremoti registrati tra il 1990 e il 2019, rilocalizzati con tecniche di precisione e considerando anche dati registrati da sistemi di monitoraggio posti sul fondale marino”. A comunicarlo il sito Ingv terremoti.

In primo lo Stretto e “un sistema di faglie attive”. E, da parte sua, il geologo Mario Tozzi (foto tratta dalla sua pagina Fb) cita lo studio dell’Ingv per ribadire la necessità di maggiori studi in campo sismico in relazione al discusso ponte sullo Stretto: “Si conduca un’analisi mesostrutturale a tappeto su migliaia di dati, si rivedano i modelli di deformazione, si accolga l’appello all’approfondimento dei geologi professionisti, di Carlo Doglioni, di Carlo Tansi e di tutti coloro che hanno fatto notare lacune e imprecisioni. C’è tutto il tempo, visto che non pare sia possibile attingere a finanziamenti prima del 2028 (e io che ricordavo una prima pietra promessa per l’estate 2024…)”.

“La deformazione nello Stretto di Messina è controllata da un sistema complesso di faglie interconnesse”

Ma torniamo al lavoro dell’Ingv: “Uno dei risultati più interessanti del lavoro è che la deformazione nello Stretto di Messina è controllata da un sistema complesso di faglie interconnesse. Queste strutture si estendono sia a terra che sotto il mare e si muovono in modo coordinato, come le tessere di un mosaico che si adattano e scorrono l’una sull’altra. Le nuove immagini sismiche acquisite sul fondale hanno rivelato scarpate morfologiche, e dislocazioni nei sedimenti recenti, segni inequivocabili di deformazione attiva. Anche se molte di queste tracce sono cancellate dalle forti correnti marine o dai frequenti movimenti franosi dei versanti, la loro presenza conferma che la crosta terrestre sotto lo Stretto è tutt’altro che stabile”.

“Lo Stretto è il confine dinamico tra due placche terrestri in continua collisione”

E ancora: “Questo lavoro dimostra che la deformazione della crosta terrestre in quest’area è fortemente influenzata dai processi profondi legati alla subduzione della placca ionica, e che la sismicità superficiale rappresenta la manifestazione di movimenti che avvengono a decine di chilometri di profondità. Questa nuova visione geodinamica integra per la prima volta in modo coerente le osservazioni sismologiche, geofisiche e morfologiche, fornendo una base più solida per gli studi futuri sulla sismogenesi dello Stretto e sulla pericolosità sismica dell’area. Lo Stretto di Messina non è solo una frontiera tra due regioni italiane, ma anche il confine dinamico tra due placche terrestri in continua collisione. Sotto quelle acque si nasconde un sistema di faglie attive che racconta una storia di movimenti millenari, ma anche di un futuro sismico che dobbiamo continuare a studiare con attenzione”.

Nuova polemica ponte del geologo Tozzi

Così il geologo Tozzi e volto celebre della tv: “L’Ingv pubblica un nuovo studio sulla sismotettonica della regione dello stretto di Messina da cui si evince che le cose sono più complesse di come si pensava. Molto di più. Sistemi di faglie che interagiscono, complicazioni strutturali, tettonica attiva, fasce sismogenetiche. Ricordo di aver segnalato la necessità di studi più approfonditi ad hoc già da qualche anno. Ora vengano tenuti nel giusto conto e si riconsideri la parte geofisica dell’intero progetto”.

L’appello di Doglioni: “Sulle faglie di Capo Peloro e dello Stretto servono nuovi studi”

“Ci sono delle faglie che possiamo considerare attive a nord di Capo Peloro, a Ganzirri, e all’interno dello Stretto. Le ricerche lo confermano. In uno studio di colleghi di Catania, alcuni anni fa, si è visto che c’è una faglia importante che attraversa lo Stretto di Messina. Dal punto di vista geologico e geofisico, bisognerebbe fare nuovi studi e approfondimenti prima di dare il via libera definitivo. Il mio è un appello per far sì che ci siano tutte le conoscenze necessarie prima d’intraprendere, in caso, un’opera così importante. L’ipotesi di faglia di Cannitello avrebbe bisogno di verifiche per capire se è attiva o non attiva”. Il professore Carlo Doglioni, ex presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e ordinario di Geodinamica e Geologia strutturale alla Sapienza di Roma, è intervenuto a Messina lo scorso maggio in occasione di un incontro promosso dall’associazione “Invece del ponte”.

Da qui la conferma delle sue posizioni, già espresse durante il programma “Report”: Che il ponte insista in un’area logicamente viva, e che sia una struttura che possa essere area epicentrale (zona interessata e coinvolta da un sisma, n.d.r.), non ci sono dubbi. Facendo una ricostruzione della sismicità che è avvenuta dal 1908 a oggi, prendendo Villa San Giovanni come centro, per un raggio di 40 chilometri, noi come Istituto abbiamo registrato oltre seimila terremoti. Servono coefficienti di accelerazione più alti per verificare il rischio sismico. Il mio è un appello a fermarsi e fare queste verifiche preliminari”.

La Stretto di Messina: “Il ponte resisterebbe a terremoti superiori a 7.1”

Dopo “Report”, così replicò la società Stretto di Messina con l’amministratore delegato Pietro Ciucci: “Per gli aspetti geologici e sismici, il progetto definitivo è corredato da oltre 300 elaborati geologici frutto di nuova e più ampia documentazione a varie scale grafiche, realizzata con l’ausilio di circa 400 indagini puntuali, tra sondaggi geologici, geotecnici e sismici. Tutte le faglie presenti nell’area dello Stretto di Messina sono note, censite e monitorate, comprese quelle del versante calabrese. I punti di contatto con il terreno dell’opera, sulla base degli studi geosismotettonici eseguiti, sono stati individuati evitando il posizionamento su faglie attive. Le costruzioni di ponti sospesi in zona sismica avvengono da sempre in ogni parte del mondo in aree con potenziali sismogenetici più rilevanti dello Stretto di Messina: Turchia; Grecia; Giappone; California. Il potenziale sismogenetico dello Stretto di Messina non è in grado di produrre terremoti superiori a 7.1 della scala Richter. In ogni caso, il ponte sullo Stretto è progettato per restare in campo elastico anche con magnitudo superiore”.

Articoli correlati

4 commenti

  1. Ci devono spiegare perché per legge sulle faglie non si può costruire in tutto il mondo e qui si può costruire un ponte unico al mondo. Proprio lo devono spiegare e garantire. Si sentono al di sopra della legge umana e della natura.

    10
    6
  2. Giuseppebaretti 18 Febbraio 2026 08:13

    Anche la diga del Vajont era progettata per resistere, ed ha resistito alla frana. Ma la sua costruzione ha determinato il collasso del monte di cui era venuta a gravare. Cosa succederà ad un territorio fragilissimo, ad elevatissimo rischio idrogeologico ed ad alto rischio sismico, in seguito alla realizzazione di piloni alti 400 metri e 27 chilometri di viadotti e gallerie?

    4
    1
  3. Chiedete a Tozzi perché in varie zone del mondo costruiscono ponti sulle faglie e ponti che resistono e qui non si può fare.

    3
    3
  4. La cosa che davvero lascia perplessi è che questi studi vengano fatti per verificare se il ponte starà o no in piedi in caso di terremoto. Nessuno si preoccupa della città, fatta quasi esclusivamente di casupole a due piani, e della cittadinanza. Evviva la politica!

    5
    5

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Premi qui per commentare
o leggere i commenti
Tempostretto - Quotidiano online delle Città Metropolitane di Messina e Reggio Calabria

Salita Villa Contino 15 - 98124 - Messina

Marco Olivieri direttore responsabile

Privacy Policy

Termini e Condizioni

info@tempostretto.it

Telefono 090.9412305

Fax 090.2509937 P.IVA 02916600832

n° reg. tribunale 04/2007 del 05/06/2007

Questo sito è associato alla

badge_FED