Omicidio di Fondo Saccà, sotto i fari il ruolo del terzo uomo

Omicidio di Fondo Saccà, sotto i fari il ruolo del terzo uomo

Alessandra Serio

Omicidio di Fondo Saccà, sotto i fari il ruolo del terzo uomo

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venerdì 24 Ottobre 2025 - 07:00

Entra nel vivo l'indagine tecnica per ricostruire i movimenti di tutti gli indagati, avviso di garanzia anche al terzo sospettato

Messina – C’è un terzo indagato per il giallo di fondo Saccà. Si tratta di un altro vicino di casa, Pietro Cannata, sospettato dagli investigatori di favoreggiamento dell’omicidio di Mario Molinaro. Il suo ruolo era emerso pochi giorni il ritrovamento del cadavere del 73enne nella sua abitazione di Maregrosso. Ora i fari degli inquirenti si sono accesi concretamente su di lui. Al terzo indagato è stato sequestrato un apparecchio cellullare che ora sarà esaminato dagli esperti della Polizia. All’uomo è stato quindi notificato l’atto di garanzia per permettergli di partecipare con un consulente all’accertamento tecnico.

Due indagati per favoreggiamento

E’ il secondo indagato che la Procura ha iscritto nel registro per favoreggiamento, dopo Mario Orefice. Anche sul 76enne, difeso dall’avvocato Giovanni Calamoneri, aleggiano sospetti che non abbia detto tutto quello che sa alla Squadra Mobile, che lavora per fare luce sul caso.

Gli accertamenti chiave

Gli accertamenti tecnici sono la chiave per risolvere questo giallo: saranno infatti i tracciati dei cellulari, incrociati con i dati ricavati dall’autopsia sul corpo della vittima per stabilire causa e orario della morte, a fare luce su quelli che sono gli aspetti ancora in ombra. A che ora è morto Molinaro e chi c’era con lui in casa in quel momento. Il 73enne è stato trovato senza vita la mattina del 27 settembre scorso, con un tubo di gomma avvolto intorno al collo. A dare l’allarme è stato il vicino che ha raccontato di aver aperto la porta e averlo trovato steso a terra.

Sospettato principale resta in carcere

Intanto resta in carcere Maurizio Salvatore Gravagna. Anche il Tribunale del Riesame conferma l’arresto in carcere, disposto dal Gip Eugenio Fiorentino dopo l’interrogatorio di garanzia. Il giudice aveva detto no alla richiesta del difensore, l’avvocato Antonio Centorrino, di disporre una misura meno afflittiva del penitenziario per permettere al 63enne di continuare le cure.

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