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Messina e l’incapacità di fare squadra: poveri ma divisi

Rosaria Brancato

Messina e l’incapacità di fare squadra: poveri ma divisi

domenica 16 Febbraio 2020 - 09:23
Messina e l’incapacità di fare squadra: poveri ma divisi

La vicenda delle baracche è emblematica dell'incapacità di fare squadra. Dalla capitozzatura degli alberi alle due squadre in serie D

A volte mi sembra di essere in una delle scene del film “I guerrieri della notte”, con una città divisa in zone, in ognuna delle quali regna incontrastata una “banda” con tanto di colori e divise identificativi. Ogni gruppo fa della rivalità con la banda vicina le ragioni stesse della sua esistenza. Quanto accaduto su quella che possiamo definire la “telenovelas-favelas” deve far riflettere sull’atavica incapacità di fare squadra per Messina.

Matilde e le baracche

Non ho votato Matilde Siracusano, sono da sempre allergica a Forza Italia, e quello che avevo da dire sulle bizzarre candidature volute da Miccichè per le Politiche 2018 a Messina e provincia, l’ho scritto ampiamente in quelle settimane. A distanza di un anno e mezzo però Matilde Siracusano ha dimostrato di voler dare voce alle istanze del territorio. Se la capogruppo di Forza Italia Mariastella Gelmini e i suoi colleghi deputati sono venuti a Messina per scoprire con qualche decennio di ritardo che sì, le baracche sono vere e non leggende metropolitane, lo si deve a Matilde Siracusano. Unica peraltro ad aver acceso i riflettori a Roma portando le immagini delle baracche sotto gli occhi di tutti.

Non è il set di un film

Probabilmente i colleghi avranno voluto verificare se quelle foto erano il set di un film di fantascienza o istantanee reali. Aggiungo che non è neanche l’unica tematica del territorio che la Siracusano ha affrontato. L’emergenza baracche c’è da sempre. Il nocciolo del problema, secondo me è proprio questo. Il fatto che sono lì da sempre e noi continuiamo a dirlo. Le parole sono importanti ma non hanno potere creativo se non ci aggiungi le azioni.

60 anni dopo riflettori a Roma

Il primo ddl sul risanamento presentato alla Camera risale all’aprile del 1960 (60 anni fa) ed il primo firmatario era Pancrazio De Pasquale. La proposta di legge che ricordava quanto ci fu RUBATO dopo il terremoto del 1908, rievocava anche la prima destinazione di briciole, risalente al 1949. Inutile dire che fine abbia fatto quella proposta di legge. Sessanta anni dopo la questione, ben nota ai parlamentari siciliani e messinesi in particolare, torna all’attenzione di Roma con la mostra e con due proposte di legge (una di Matilde Siracusano ed una del deputato Pd Pietro Navarra). Lo sguardo sgomento dell’ex ministro Mairiastella Gelmini nelle baracche di Camaro San Paolo ha stupito tutti, ma è l’ennesima prova che di queste favelas a Roma non è arrivato neanche l’eco. Altrimenti non sarebbero ancora lì.

L’emergenza negata e i silenzi

Penso che proprio quello stupore sia il nocciolo della questione. Dal 2018 ad oggi abbiamo bussato, inutilmente, alla porta del governo nazionale. Il sindaco De Luca ne ha fatto un cavallo di battaglia. Ha chiesto la dichiarazione dello stato d’emergenza come strumento tecnico-normativo per potere agire alla radice. Musumeci ha sposato la causa ed ha mandato la richiesta a Roma come governo Regionale. Il governo gialloverde (Lega e M5S) ha fatto come Ponzio Pilato, accogliendo il no della Protezione civile. Nessuno dei deputati messinesi ha mosso un dito. Dando per scontato che la Lega delle baracche della Terronia se ne fregava ci saremmo aspettati un comportamento diverso dai deputati messinesi del M5S e in realtà un coro di sdegno da tutti gli altri.

De Luca ha il colore sbagliato

Invece no. Perché De Luca è del colore sbagliato. Musumeci è del colore sbagliato. Non importa se sono il sindaco e il governatore della Sicilia. La causa non si deve sposare. Nel frattempo sono passati due anni. Il governo è passato da destra a sinistra (con lo stesso premier) e Pd e M5S sono in coalizione.

Le assenze alla mostra

Matilde Siracusano, che, da deputata azzurra continua ad avere un colore sbagliato, organizza un dibattito ad inaugurazione mostra nel cuore del Parlamento, alla quale, se pur invitati, non partecipa nessuno dei messinesi. L’unico che si è mosso è stato il sottosegretario all’economia Alessio Villarosa (M5S), che non essendo stato presente quel giorno ha contattato il presidente Arisme Scurria per dirsi disponibile ad affrontare le problematiche. Le immagini in mostra fanno capire che le baracche di Messina non sono un set cinematografico e una delegazione di Forza Italia si prepara a visitarle in pompa magna.

Le due proposte….

Cosa accade il giorno prima della visita? Che il deputato messinese del Pd Pietro Navarra presenta un disegno di legge sullo sbaraccamento (dopo quello già presentato dalla Siracusano) e di fatto “sgonfia” la visita degli azzurri. Adesso però il Pd è al governo e, anche soltanto per non far sfigurare Navarra, sarebbe auspicabile che la battaglia venisse sposata. Stavolta mezza bandiera è del colore giusto ed anche il M5S potrebbe uscire dal silenzio.

La domanda è: perché Navarra il giorno prima presenta il ddl e il giorno dopo non è andato a farsi un giro per le baracche con i colleghi forzisti? Cateno De Luca, che con Matilde Siracusano parla dall’estate 2018 (è stata la prima a fare outing dopo il ballottaggio) e con Pietro Navarra parla da almeno dieci mesi, per evitare incidenti diplomatici non è stato presente al sopralluogo.

Incapaci di fare squadra

Ieri nella prima diretta della nuova serie facebook “il sabato a mezzogiorno con Cateno”, il sindaco ha lanciato un appello alla trasversalità. Perché il tema è questo, quello della città dei “Guerrieri della notte”: siamo INCAPACI DI FARE SQUADRA. Accorinti diceva: non guardo l’errante ma l’errore. Noi diciamo: non guardo la proposta ma il proponente. Il che è espressione di una concezione primitiva della politica.

Lo sbaraccamento non è di destra né di sinistra. Invece siamo riusciti a politicizzare PERSINO la capitozzatura di Piazza Cairoli (che ho appreso essere di destra se la fa la giunta De Luca).

Poveri ma divisi

Emblematica è l’esistenza di ben due squadre di serie D con una divisione tra chi è il legittimo erede della gloriosa serie A e chi invece figlio di padre ignoto. Ho scoperto che se pubblico un selfie scattato allo stadio durante una gara dell’Fc Messina rischio il linciaggio su facebook. Abbiamo assistito sull’apertura di un cancello allo stadio Scoglio una lite da scuola materna. Per non parlare dello sconcio delle docce con l’acqua fredda a fine partita. Se nel 2020 la caldaia dello stadio non funziona prima di una partita dell’Fc Messina contro il Nola temo che gli appelli di chiunque ad una battaglia trasversale sul risanamento siano inutili. Uso una frase di Marcello Scurria: “A me non interessa di che colore è il gatto, interessa che risolve il problema dei topi”.

Sbagli Marcello. A Messina ci piace essere POVERI MA DIVISI.

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2 commenti

  1. Già, accendere i riflettori quando si è all’opposizione e spegnerli durante 10 anni di governo di F.I. direi che si tratta di un atteggiamento quantomeno bizzarro, soprattutto se si chiede ai cinque stelle di risolvere in un paio di anni una situazione bellamente ignorata da chi li ha preceduti. le periferie devastate in Italia sono moltissime e chi oggi pretende di cavarsela con i soliti giochetti è ampiamente correo. Continuiamo a fare affidamento e perdonare chi per anni ci ha bastonato, esattamente come fanno le donne che non riescono a difendersi dai loro aguzzini. In fondo li perdoniamo sempre, sino alla fine.

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  2. Salvini, centro destra, per primo ha preso per i fondelli De Luca. Di che parliamo? Avete dimenticato la visita del legaiolo quando era ministro degli interni?

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