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Processo Terzo Livello, la “trappola” Termini scatta solo a metà

Alessandra Serio

Processo Terzo Livello, la “trappola” Termini scatta solo a metà

giovedì 05 Settembre 2019 - 07:47
Processo Terzo Livello, la “trappola” Termini scatta solo a metà

Il racconto degli ultimi due lunghi giorni di udienza al processo alla ex presidente del consigio comunale di Messina Emilia Barrile, tra il j'accuse di Bommarito sulla Fire e la testimonianza dei dirigenti comunali

Interessamenti sì, richieste anche, vere e proprie pressioni mai. Continua ad essere questo il leit motiv al processo Terzo Livello, sentendo i diversi testimoni che sfilano davanti la Corte e che parlano di come Emilia Barrile, principale imputata, si è comportata da presidente del consiglio comunale di Messina, tra il 2015 e il 2017 in particolare.

Anche nella lunga giornata in aula, ieri, sentendo i diversi dirigenti degli uffici comunali citati come testimoni dai difensori, il quadro che ne è venuto fuori è stato quello che riporta agli ordinari rapporti tra i politici e i pezzi dell’amministrazione. E il giorno prima ha negato di aver ricevuto vere e proprie pressioni dalla lady di Palazzo Zanca anche l’altro imputato, Leonardo Termini.

L’ex presidente dell’Amam, ribadendo in gran parte quanto già dichiarato agli investigatori della Dia, quasi due anni prima degli arresti, durante le indagini, ha ammesso che le cooperative che lavoravano con Amam erano “sempre le stesse”, che operavano in cartello, ognuno per la propria specializzazione e che in buona sostanza, facevano riferimento a diversi esponenti del consiglio comunale. E che un po’  tutti chiedevano notizie relative alle pratiche ed ai pagamenti delle sigle di riferimento. Tra gli altri, anche la Barrile.

Sulle coop, però, in aula Termini non ha riferito di pressioni particolari da parte della Barrile, confermando i rapporto privilegiato con la ex consigliere comunale, con la quale si frequentava di la del ruolo istituzionale, visti i rapporti stretti tra lei  e la compagna del city manager.

Le uniche pressioni che Termini ha ammesso sia in fase di indagine che in udienza lo scorso martedì, sono quelle relative alla vicenda Fire di Sergio Bommarito, ovvero quella che le cimici della Dia hanno intercettato con maggiore chiarezza. Rispondendo alle domande  a tratti spinose del PM Fabrizio Monaco, Termini ha confermato quello che aveva già denunciato agli uomini dell’allora capo centro Dia  Renato Panvino, e che sono costati alla Barrile l’accusa di pressioni su Termini stesso “prospettandogli che Bommarito era disposto a corrispondergli del denaro, perché sbloccasse una serie di pagamenti di somme di denaro in favore della FIRE s.p.a., affidataria, per conto dell’AMAM, del servizio di recupero crediti, pagamenti ritenuti da Termini non dovuti; riceveva da Sergio Bomnarito, per sé o per altri, utilità o ne accettava la promessa.” (così il capo di imputazione)

 “Circa un mese orsono – ha dichiarato Termini nei verbali rilasciati alla nell’ottobre 2016 –  su richiesta telefonica di Emilia Barrile, l’ho incontrata; lei mi ha fatto presente che era in difficoltà per i mandati non pagati da AMAM alla Fire SpA e che il dottore Bommarito, titolare della Fire, a fronte dei suddetti pagamenti, aveva delle somme di denaro per me (…) Non si è fatto alcun cenno all’importo di questa eventuale dazione. Io le ho risposto testualmente Che cazzo dici! e poi ho aggiunto che la Fire non merita una lira, anzi, deve lei soldi ad AMAM. Barrile mi ha esortato nuovamente a pagare i mandati. Dopo questo incontro io mi sono sentito in difficoltà e perciò ho iniziato a rispondere sempre più raramente alle chiamate di Emilia Barrile.

(…) Qualche tempo dopo, saranno passati circa 10 giorni, ho risposto ad una sua chiamata e lei mi ha chiesto un nuovo incontro. Mi ha ribadito il concetto di pagare i mandati di Fire, ribadendo che era in difficoltà con Bommarito e che comunque ci sarebbe stato un pensiero in denaro per me. Poi mi ha detto che uno dei fratelli, non ricordo se il titolare della ditta Intercontinentale o l’altro fratello, lamentava il mancato pagamento dei mandati e se io li avessi pagati, questa persona mi avrebbe fatto una regalia di 2 o 3 mila euro per ciascun mandato pagato.

Io ho fatto presente che avevo intenzione di cacciare questa ditta ed anche l’altra del fratello di questa persona. Barrile mi ha detto che lo avrebbe chiamato per chiarire la situazione e così ha fatto. Questa persona dopo circa 15 minuti si è presentata al bar. Con il titolare della ditta di cui non ricordo il nome, abbiamo parlato solo della disfunzione che avevo ravvisato; lui mi ha rassicurato che avrebbe risolto i problemi per il futuro. Non mi ha fatto direttamente alcuna proposta di denaro. Nel corso dell’incontro Barrile mi disse che tutte le ditte si lamentavano che io non pagavo. Io le ho detto che avevo delle priorità da rispettare nei pagamenti”.

Nel maggio precedente gli investigatori avevano intercettato una conversazione telefonica della Barrile con Bommarito, che avevano fatto riferimento trale altre questioni, anche al contenzioso Fire-AMAM “dando conto di un’azione di pressione di Barrile nei confronti del presidente dell’azienda Leonardo Termini. Barrile dice a Bommarito che ha avuto assicurazione che, entro fine, mese una quota dei pagamenti pretesi sarà saldata ed un’altra il mese seguente”. “Vedi che quella cosa là sopra, entro fine mese mi ha detto…” dice la Barrile all’imprenditore “Vediamo se lo fa. Io settimana prossima glielo ricordo, perché lui mi aveva detto settimana prossima… Gli ho detto va bene, perciò non mi può far fare male figura due volte, perché poi ci spacco la faccia…”.

Dopo aver ammesso i rapporti privilegiati con la Barrile, Termini, ora difeso dall’avvocato Fabio Repici, subentrato al precedente legale, ha ricostruito la fine della loro amicizia. Oltre a rilasciare un lungo verbale agli investigatori, infatti, Termini ha consegnato anche diverse registrazioni di colloqui avuti con la stessa, avvenuti durante e dopo la frattura consumata proprio nell’estate di quell’anno.

Monaco l’altro ieri in aula gli ha chiesto di spiegare il perché della tardività della denuncia, e Termini ha risposto che in precedenza non era riuscito a registrare le conversazioni perché la Barrile lo esortava a conversare sempre de visu e sempre dopo aver lasciato il telefono altrove.

A difesa del proprio operato, Termini ha ribadito di aver contribuito all’esposto preparato dalla giunta Accorinti, poi anticipato da Cambiamo Messina dal Basso. Quando il Pubblico Ministero gli ha fatto notare che lui quell’esposto non lo aveva firmato, Termini ha risposto che era convinto di averlo fatto.

Leggi anche: la Barrile si difende

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